Antalya

Antalya, luce del Mediterraneo: viaggio culturale tra arte, memoria e identità

Scrivo queste righe da Antalya, mentre la luce del tramonto si riflette sul mare e il richiamo del muezzin si diffonde tra i tetti dalle tegole rosse del quartiere antico. Sono in viaggio in Turchia da diversi giorni ormai e qui, sulla costa meridionale, la sensazione è quella di ritrovarsi nel cuore del mondo; tra Oriente e Occidente, tra passato e presente, tra l’eco dei miti e la vitalità del quotidiano.

Antalya, culla di antiche civiltà e laboratorio culturale contemporaneo, si offre al viaggiatore come un grande palinsesto di storie. Ogni pietra, ogni profumo, ogni colore racconta una storia che va ben oltre l’immagine da cartolina della riviera turca. Antalya è infatti una città colta, inqueita e viva. Dove il dialogo tra epoche è costante e naturale.

Il Türkan Şoray Cultural Center: arte come linguaggio universale

Il mio itinerario alla scoperta della città viene inaugurato da un’approfondita visita al Türkan Şoray Cultural Center, dedicato a una delle più amate attrici del cinema turco, icona di un’epoca di rinascita culturale. Qui, proprio in questi giorni, un festival internazionale ci invita a riscoprire l’arte moderna, che diviene così specchio di un’identità unica e in continua evoluzione.

Con grande stupore scopro che abbondino le sale dedicate a Picasso. Grazie all’esposizione A Journey from Painting to Ceramics si riscopre dunque la forza della materia come linguaggio universale. Una trasformazione che racconta la vita della ceramica, che da utensile primordiale attraversa le epoche divenendo gesto pittorico e riflessione sulla forma, sulla sensualità del tatto e sull’essenza stessa del Mediterraneo.

Di grande fascino anche la mostra Warhol’s World, Icon of Pop Art, dove al contrario la ripetizione dell’immagine si trasforma in rituale contemporaneo e il volto di Marilyn o la iconica lattina Campbell divengono emblemi di una civiltà che, proprio come quella anatolica di ieri, ha fatto dell’immagine il suo codice di appartenenza.

Antalya, che nei secoli ha ospitato Greci, Romani, Bizantini e Ottomani, sembra tramutarsi così nel luogo perfetto per comprendere come le culture non si cancellino ma si sedimentino per poi mutare, lasciandosi riscoprire nei secoli come gli strati di colore che si aggrappano ad una stessa tela.

Kaleiçi: l’anima antica della città

Dal centro culturale torno poi verso Kaleiçi, il nucleo più antico della città, nel quale risiedo proprio in questi giorni, coccolata dall’incredibile ospitalità di un lussuoso Hotel sospeso nel tempo. Qui le stradine lastricate permettono di viaggiare con la fantasia, lasciandosi ammaliare da una bellezza senza tempo. Dallo stile ottomano, le abitazioni si aprono su cortili profumati di agrumi e gelsomino. Il legno scolpito dei balconi racconta l’arte artigiana di generazioni che hanno saputo trasformare la materia in poesia domestica.

Lungo le mura romane appare inoltre la Porta di Adriano, eretta nel 130 d.C. per celebrare la visita dell’imperatore. Vero arco trionfale di marmo bianco, ancora oggi divide simbolicamente due mondi — la città moderna e il cuore antico di Attaleia. È proprio qui che si percepisce con maggiore intensità il senso della continuità mediterranea: la stessa luce che sfiorava le colonne romane ritorna oggi sulle facciate dei caffè, sui tappeti esposti alle finestre, sui volti dei bambini che giocano tra i vicoli. Lasciarsi immergere da tale atmosferma equivale così a vivere una fiaba, che permette di collezionare ricordi che rimarranno per sempre.

Tradizione e memoria: il Museo Suna İnan Kıraç

Proseguendo verso il piccolo Museo Suna İnan Kıraç, ospitato in una casa ottomana restaurata con preziosa cura filologica, la sensazione è quella di entrare nel cuore pulsante della cultura anatolica. Le ceramiche di İznik e i tessuti finemente ricamati avvolgono la fantasia anche grazie alle rimanenze degli oggetti di uso quotidiano che raccontano di una civiltà in cui l’estetica e la spiritualità convivono ancora oggi. Ed è così che la casa stessa diviene museo dell’abitare, testimonianza di un’arte della misura e dell’armonia dove il gesto domestico assume valore rituale dalle emozioni uniche.

Il Museo della Necropoli e il silenzio delle pietre

Imperdibile una visita al Museo della Necropoli di Antalya, dove tra tombe ellenistiche e sarcofagi romani la città rivela la sua dimensione più silenziosa e spirituale. Le iscrizioni funerarie raccontano vite di mercanti e viaggiatori, uomini che venivano da lontano e trovavano proprio in questa terra la loro ultima dimora. La città di Antalya venne infatti fondata da Attalo II di Pergamo, assumendo nei secoli il privilegio di porto cosmopolita, dove il commercio era anche scambio di idee oltre che di lingue e religioni. Una multiculturalità capace di forgiare ed animare sapientemente il popolo Turco, anche per questo estremamente umano, aperto ed ospitale ancora oggi.

Rifletto tra me e me sul camminare tra le rovine della necropoli e penso che forse è proprio questo il ciclo della vita. Le resta di un prezioso archivio di un’umanità che non va perduta.

Perge: la città delle proporzioni e della memoria

Se vorrete ispirarvi al mio intenso viaggio, dovrete pianificare una tappa a Perge, tra le più straordinarie città dell’antica Pamphylia. L’incontro inaspettato è quello, sorprendente, di un paesaggio a tratti metafisico, impreziosito da una imponente via colonnata che si allunga verso le montagne del Tauro. Qui l’occhio si perde tra le terme, il teatro, lo stadio, prima di volteggiare tra le colonne, dove ogni frammento ed ogni mosaico restituiscono la grandezza di una civiltà andata eppure lungimirante al contempo, sapientemente capace di coniugare razionalità e bellezza.

Sempre qui venne alla luce il celebre Apollonio di Perga, matematico e astronomo oltre che figlio di una cultura che vedeva nell’ordine geometrico una forma di spiritualità. Forse anche per questo a Perge è facile percepire una connessione profonda tra arte e vita e, ancora, tra scienza e poesia. La perfezione delle sue proporzioni va ad abbracciare la fragilità della materia. Un po’ come la stessa tensione che attraversa tutta la storia dell’arte mediterranea, da Fidia a Picasso.

Side: l’antica regina del mare

Pochi chilometri più a est, lungo la stessa costa che unisce Perge ad Antalya, sorge anche Side, sospesa tra mito e realtà. Fondata dai coloni greci nel VII secolo a.C., Side fu per secoli una potente città portuale, crocevia di commerci e approdi ma anche rifugio di pirati e conquistatori. Camminare oggi tra le sue rovine è come assistere a un dialogo silenzioso tra il mare e la pietra.

Il Tempio di Apollo, affacciato direttamente sul Mediterraneo, si illumina di un bianco quasi divino al tramonto quando il sole si tuffa nell’acqua e le colonne sembrano torce accese a sorvegliare l’orizzonte.

L’antico teatro, invece, capace di accogliere fino a ventimila spettatori, domina ancora l’intera città e sembra rianimarsi grazie ai suoni delle tragedie classiche e delle voci di un tempo remoto. Nei vicoli di Side, tra botteghe e caffè affacciati al porto, pulsa inoltre una vitalità autentica, equilibrio raro tra turismo e quotidianità. Forse è proprio questa armonia — tra il rumore del mare, la luce accecante e la presenza costante della storia — a rendere Side una tappa imperdibile, capace di far percepire come il Mediterraneo continui ancora oggi a parlare la lingua dell’eternità.

La continuità del gesto umano

Mentre la sera scende su Antalya e il mare si tinge di rame, ripenso al file rouge che mi ha accompagnata in questo incredibile viaggio, costellato di esperienze che ancora una volta mi hanno vista crescere ed imparare.

La continuità del gesto umano mi ha particolarmente emozionata. Dalle mani che modellavano la creta di Perge a quelle che oggi preparano una marmellata nel centro storico, tutto parla di una stessa ricerca di senso, di bellezza e di appartenenza. E forse anche per questo sto amando Antalya così tanto.

Perché l’ho scoperta, per la prima volta, come un luogo storico eppure vivo, nel quale il passato non è nostalgia ma sostanza viva del presente. Una città gioiosa e vitale, allegra, giovane e spensierata che tuttavia invita a comprendere, più che a vedere, per far proprie le voci silenziose di una storia che ci parla attivamente ancora oggi.

Scrivere da qui, tra le luci che si accendono sui minareti e il rumore del mare da sottofondo, significa per me molto più che raccontare una destinazione. Stavolta, infatti, ancora inebriata da una cultura e da un Paese che ogni volta riescono a soprendermi e ad accogliermi come fossi a casa, ho deciso soprattutto di ritagliarmi un po’ di tempo per me, per pensare e riflettere sulla bellezza del mondo e sulla potenza della vita stessa. E dolcemente arrivo sul finale ad una romantica conclusione; che è sempre così che il mondo io ho amato scoprirlo, poco a poco e sin dal mio primissimo viaggio. Con lentezza, rispetto e meraviglia.


Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo

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