Ci sono luoghi che non si dimenticano e altri che si riscoprono con il tempo. Cremona appartiene a entrambe le categorie. È la mia città natale, una città bellissima e autentica ma spesso troppo silenziosa su se stessa — poco conosciuta o per lo meno molto meno di quanto meriterebbe e, forse, troppo poco valorizzata dalle sue stesse istituzioni.
Ho deciso di scrivere questo articolo per darle il respiro che merita, perché solo imparando a raccontare noi stessi — con consapevolezza e orgoglio — possiamo restituire a Cremona la grandezza che le spetta. È una città autentica, colta e concreta, che non ama le luci abbaglianti ma che conquista chi sa osservare. Perché se desideriamo amarla e far sì che Cremona venga riconosciuta nel mondo per la sua grandezza culturale ed umana, forse è tempo che noi per primi iniziamo a raccontarla.
Dopotutto, Cremona è anche una città da ascoltare.
Piazza del Comune, dove l’armonia è di pietra
Il cuore di Cremona è certo Piazza del Comune, una delle più compiute scenografie urbane medievali d’Italia. Qui si concentrano tre simboli importantissimi per la città: il Duomo, il Torrazzo e il Battistero. Insieme formano un triangolo perfetto di bellezza e spiritualità, dove ogni elemento dialoga con l’altro come in un contrappunto architettonico.
Iniziato nel 1107 e completato nel corso dei secoli, il Duomo di Cremona è una sintesi perfetta della storia dell’arte lombarda: romanico, gotico, rinascimentale e barocco convivono in un insieme sorprendentemente armonioso. La facciata in marmo bianco di Carrara è un poema scolpito. Il Duomo di Santa Maria Assunta si staglia contro il cielo padano come una sinfonia, vero compendio delle stagioni dell’arte lombarda. I portali della Cattedrale narrano episodi biblici, le arcate accolgono statue di profeti e santi e il grande rosone centrale — capolavoro del Trecento — filtra la luce come un diaframma celeste.
All’interno l’atmosfera è solenne. Le navate sono impreziosite da importanti volte a botte, ornate da un ciclo di affreschi che rappresenta la vita di Cristo, dipinto tra il 1506 e il 1529 da maestri cremonesi come Boccaccio Boccaccino, Giovanni Antonio Amadeo, Giulio Campi e Il Pordenone. Anche qui ogni scena è un piccolo teatro: i volti sono intensi, i colori vivi, le architetture dipinte proiettano lo spettatore in un racconto sacro e umano al contempo. Nella cripta, l’altare custodisce le reliquie di Sant’Omobono, patrono della città e simbolo della laboriosità cremonese.
Accanto al Duomo il Torrazzo domina il profilo cittadino con la sua imponenza eleganze, per oltre 112 metri. È la seconda torre campanaria in muratura più alta d’Europa, ma soprattutto il simbolo del tempo che scorre secondo l’ordine delle stelle. Salendo i suoi 502 gradini si attraversano secoli di storia: lungo il percorso si visita il Museo Verticale, che racconta la costruzione della torre e la scienza del tempo. Al quarto piano si incontra invece l’Orologio Astronomico, installato nel 1583 dai fratelli Divizioli, meraviglia rinascimentale che indica le fasi lunari, i segni zodiacali e il moto del sole e della luna. Dalla sommità, la vista si apre su una pianura senza confini: un paesaggio orizzontale e quieto, solcato dal Po e dalle sue nebbie.
Piazza del Comune è inoltre ornata dal meaviglioso ed ottagonale Battistero di San Giovanni Battista, del 1167, che rappresenta la perfezione numerica del divino: otto lati per otto beatitudini, otto come la resurrezione. L’interno, sobrio e raccolto, è costruito interamente in cotto lombardo. Il fonte battesimale in marmo di Carrara risale al XVI secolo e la cupola crea un’acustica naturale straordinaria — tanto che alcuni liutai vi si ispirano per studiare la risonanza dei propri strumenti.
Cremona e le botteghe liutaie, da dove nasce il suono
Se Piazza del Comune rappresenta il cuore di Cremona, le botteghe dei liutai ne caratterizzano tuttavia la sua anima. Entrarvi corrisponde infatti ad un’esperienza quasi mistica. Il dolce profumo del legno, le luci calde e il silenzio interrotto soltanto da una lima o dal tocco di un pennello impregnato di vernice raccontano già tutto.
Ogni violino nasce da più di 150 ore di lavoro manuale e da un ascolto che non ha mai fine. Il legno — abete di risonanza per la tavola armonica e acero balcanico per fondo e fasce — viene scelto per densità e venature, poi stagionato per anni. Il maestro liutaio lavora ogni parte con una precisione millimetrica: il manico, le effe, l’anima, il ponticello. Ogni dettaglio influenza il timbro e la voce dello strumento.
Molte botteghe si trovano nel centro storico, tra via Robolotti e via Sicardo. Alcune aprono ai visitatori su prenotazione, offrendo la possibilità di osservare da vicino la costruzione di un violino o di ascoltare la prima nota di uno strumento appena terminato. È un’esperienza rara, un incontro con un sapere che nel 2012 l’UNESCO ha inoltre dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Curiosamente, negli ultimi decenni sono sempre di più le liutaie donne, artigiane di altissimo livello che reinterpretano la tradizione con sensibilità contemporanea, portando nuova grazia e rigore in un mestiere storicamente maschile.
Il Museo del Violino e la voce del legno
Il Museo del Violino, inaugurato nel 2013, è il luogo che meglio racconta questa eredità straordinaria.
Progettato come un percorso esperienziale, unisce tecnologia e poesia. Le sale dedicate agli Amati, Stradivari e Guarneri del Gesù custodiscono strumenti originali, modelli, disegni e utensili. Alcune teche mostrano anche i violini in controluce, rivelando la trasparenza della vernice e la perfezione delle curve. Il culmine della visita è però la Sala Stradivari, un auditorium con acustica perfetta dove, ogni giorno, un liutaio o un solista fa risuonare gli strumenti storici. È un momento di pura emozione: il suono del legno vivo, creato tre secoli fa, riempie lo spazio come se il tempo si annullasse.
Arte e cultura oltre la musica
Cremona è anche una città d’arte. Nel Museo Civico Ala Ponzone, all’interno del Palazzo Affaitati, si possono ammirare oltre duemila opere: dal San Francesco in meditazione attribuito a Caravaggio ai ritratti manieristi dei Campi, fino alle nature morte di Evaristo Baschenis. Il vicino Palazzo Fodri, con il suo cortile rinascimentale decorato in cotto, testimonia l’eleganza di una città colta e mercantile, mentre la chiesa di San Sigismondo — un po’ fuori dal centro — è un tripudio di affreschi cinquecenteschi che avvolgono il visitatore in un abbraccio di colore.
Lungo il Po il silenzio della pianura
Appena fuori dal centro la città si dissolve nella luce liquida del Parco del Po e del Morbasco. Vero paesaggio orizzontale fatto di pioppi, salici e strade bianche che conducono fino al fiume, in primavera diviene un nastro d’acqua che riflette i cieli densi della pianura , mentre d’inverno la nebbia lo trasforma in un confine quasi metafisico.
Scrivere di Cremona, per me, corrisponde ad un vero atto d’amore e di restituzione. È dare voce a una città che spesso si sottovaluta ma che possiede tutto ciò che serve per incantare chi la scopre; la grazia di una città d’arte, la forza di una tradizione viva, l’autenticità di un luogo non ancora travolto dal turismo di massa.
Cremona non ha bisogno di diventare qualcos’altro per essere grande. Ha solo bisogno che impariamo, noi cremonesi per primi, a raccontarla con la stessa passione con cui un liutaio modella il suo strumento. Solo così, il mondo potrà finalmente ascoltare — e riconoscere — la sua voce.
Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo
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