Oggi compio 32 anni: riflessioni sulla vita, sull’amore e sul viaggio alla scoperta di sé

Oggi compio 32 anni.

Un numero che non ha l’enfasi dei grandi traguardi ma che possiede la grazia, silenziosa, di chi ha iniziato ad amare il valore del tempo. Non è solo un compleanno. Il 12 novembre per me corrisponde sempre ad una piccola pausa nel viaggio, ad un momento per respirare e osservare il profondo, con la consapevolezza che ogni anno vissuto è un dono — anche quando non sembra.

Dopotutto io ho sempre amato il mio compleanno. L’ho reso mio a tal punto da trasformarlo idealmente in un piccolo rito, carico di emozioni. Come una linea che separa ciò che è stato da ciò che sarà. Quest’anno più che mai ho anche percepito il bisogno di celebrarlo esclusivamente in famiglia, circondata dagli affetti più cari, per ringraziarli degli arcobaleni di amore che ogni giorno mi dedicano in ogni piccolo gesto. Ho voluto così brindare non solo al tempo trascorso ma anche a tutto ciò che mi accompagna lungo il cammino. Come la gratitudine per la vita, per le persone che amo, per le radici che mi tengono ancorata al presente e al mio passato — oltre che per i viaggi, fuori e dentro di me, che mi hanno insegnato chi sono e che mi vedono evolvere ad ogni passo.

Ho viaggiato e continuo a viaggiare ogni giorno e non solo per lavoro. Solo negli ultimi anni, tuttavia, mi è stato sempre più chiaro che ogni partenza porta in fondo ad un desiderio comune: quello del ritrovarsi e del tornare a casa. Il viaggio è movimento, certo, ma anche specchio dell’anima. È così che la distanza aiuta a comprendere la vicinanza e il disorientamento restituisce la direzione. Ho attraversato città rumorose e deserti silenziosi, ho camminato tra mercati e montagne, ma ciò che porto davvero con me non sono i timbri sul passaporto bensì le persone incontrate, e con esse le anime che a loro volta hanno accarezzato la mia. E poi i paesaggi interiori che quei luoghi hanno risvegliato, oltre alle domande che mi hanno costretta a fermarmi.

E alla fine sono giunta a comprendere un fatto, ossia che ogni viaggio, se vissuto con consapevolezza, ti insegna la gratitudine e l’amore. Ti ricorda che il mondo non ti appartiene, che ogni confine è relativo, che la bellezza si nasconde spesso dove non guardi. E poi inciampi e realizzi che viaggiare sia anche un atto di umiltà. Perché se parti con occhi desti e cuore aperto impari a guardare, ad ascoltare, a riconoscere l’altro come parte di te. E al contempo, ogni ritorno a casa è un abbraccio stretto alle proprie radici, a quella parte di noi che resta immutata nonostante tutto.

Le mie radici sono la mia bussola.

Sono la voce che mi richiama quando mi perdo, la memoria che dà senso a ogni mia direzione. La famiglia è sempre stata per me punto di partenza e di arrivo, terra su cui costruisco nonché il rifugio che dà significato al viaggio stesso. Ogni volta che torno da un lungo spostamento e riapro la porta di casa, ritrovo la misura del tempo, l’odore delle origini, la certezza che, per quanto lontano si possa andare, c’è sempre un luogo — e qualcuno — che è lì che ci aspetta.

Essere grati per le proprie radici significa riconoscere che il viaggio non è affatto una fuga ma bensì ritorno, un ritorno a ciò che conta davvero.

E così, a 32 anni ho imparato che la vita è una mappa che si disegna camminando. Non vi sono certo rotte tracciate in modo definitivo ma solo scelte, deviazioni e scoperte. Sentieri che si interrompono e altri che si aprono dove meno te lo aspetti. E in ogni passo vi è qualcosa di nascosto da imparare.

Ad oggi però ho anche appreso che il viaggio più difficile e più bello è quello che intraprendiamo dentro di noi. Che non ha aeroporti né valigie, ma richiede coraggio, pazienza e molta onestà. Per imparare il significato più profondo della gratitudine e per riconoscere che, nonostante le turbolenze, la vita ci offre continuamente la possibilità di ricominciare.

Oggi è il 12 novembre. Io compio 32 anni e voglio dire GRAZIE. Grazie ai luoghi che mi hanno accolto, ai volti che hanno incrociato il mio cammino, ai chilometri che mi hanno cambiata. Grazie alla mia famiglia, che è il mio nord, la mia rotta, l’unica origine di ogni mio respiro. E poi grazie a me, a quella Claudia che conosco sin da bambina e che ancora conosco poco. Grazie, Claudia, per aver continuato a credere che viaggiare, scrivere e vivere fino in fondo rimangano l’unico modo possibile per cercare la verità, la bellezza e l’amore ad ogni costo.

Crescere, dopotutto, significa anche questo. Scoprire che la felicità non è una destinazione bensì un movimento, e che la vita — come ogni viaggio — non si misura in quanto lontano siamo arrivati ma in quanto profondamente abbiamo imparato a guardarci dentro e ad amare.

E così, oggi, spengo le candeline e respiro forte. Non desidero niente di irraggiungibile. Solo continuare a camminare, con gratitudine, curiosità e meraviglia — sapendo che ogni giorno, se lo guardi bene, può essere una partenza. Sempre mano nella mano con chi mi ama davvero.


Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo

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Un commento

  1. Ciao Claudia, veramente impressionante e ricco di sensibilità questo tuo racconto, che per un certo verso somiglia a ciò che è capitato a me negli ultimi due anni, per quanto riguarda il viaggio dentro se stessi. Tanti Auguri con un pizzico di ritardo. Buona Vita, ciao, Umberto

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