Sayf-Sanremo-2026-foto-di-Federico-Earth

Sayf a Sanremo 2026: «Essere tunisino è un valore aggiunto. Non sono come Ghali»

Sayf arriva a Sanremo 2026 in punta di piedi eppure con passo deciso. Un Artista giovane e innovativo che porta il suo carattere e la sua musica a condire i colori che da sempre lo caratterizzano: quelli della Tunisia, suo paese d’origine, ma anche quelli dell’Italia, che lo hanno cullato e visto crescere senza tuttavia mai rinunciare alle proprie radici.

In gara con il brano Tu mi piaci tanto, Sayf debutta così tra i Big al prossimo Festival nell’esatto momento storico in cui la gara ha scelto di rallentare, tornando a mettere al centro le storie, i testi e le identità oltre al semplice sound. Ed ecco allora che Tu mi piaci tanto racconta di un Sayf forse diverso o forse sempre uguale, certamente sfuggente e per scelta. Eppure Sayf sa benissimo dove andare.

«Tu mi piaci tanto», fotografia emotiva del presente

Il brano con cui Sayf si presenta al Festival è volutamente sfuggente e a chiarirlo è lui stesso: «Non si tratta di una canzone dedicata ad una persona soltanto ma a tante persone insieme. È l’esatta fotografia di ciò che sento io e di quello che vedo intorno a me». Un’impostazione che richiama una lunga tradizione sanremese, quella delle canzoni capaci di parlare al singolare usando il plurale, dall’intimismo degli anni Sessanta fino alle narrazioni urbane più recenti.

Il processo creativo è istintivo, quasi inconsapevole, caratteristica principe di Sayf che spiega: «Le canzoni non le capisci quando le scrivi. Le capisci dopo, quando le riascolti e ti accorgi che parlavano già di te». Da qui nasce dunque un testo costruito per immagini, frammenti e riferimenti che non cercano l’effetto ma la più pura verità emotiva.

Non è un caso infatti che nel brano compaiano richiami espliciti alla storia del Festival, come se l’Artista sapesse già benissimo dove voler andare a parare: «Sanremo è un posto pieno di storia e con essa anche di ferite. Nominarle nella mia canzone? Non la ritengo una semplice provocazione ma piuttosto rispetto. È sapere dove ti trovi ed esserne grato», spiega Sayf, dimostrando consapevolezza rara per un esordiente.

«Non sono il Ghali 2.0»

Certo il nodo centrale del racconto in musica di Sayf resta l’identità. Italotunisino ma cresciuto a Genova, l’Artista rifiuta categoricamente le narrazioni riduttive: «Amo profondamente l’Italia. È il Paese in cui sono cresciuto e quello che sento mio. Essere anche Tunisino non toglie assolutamente nulla ma anzi, per me è un valore aggiunto».

Inevitabili in tal senso i paragoni mediatici, che imbeccati da una certa stampa arrivano puntuali, ma che Sayf disinnesca con eleganza: «Mi chiedete di Ghali. Per me è un artista enorme e lo rispetto tantissimo. Ma io non sono il Ghali 2.0. Non sono qui per rifare la storia di qualcun altro. Sono qui per raccontare esclusivamente la mia».

Sayf: «Sanremo è un tirocinio emotivo»

Anche l’esperienza al Festival per Sayf è senza filtri e pura: «Sanremo per me è un marasma. È un vero e proprio tirocinio emotivo. Ti mette davanti alle aspettative, ai giudizi e alle fragilità».

Eppure, dietro la pressione emerge anche il senso del privilegio: «Essere qui è una fortuna enorme per me. Sanremo non è solo una gara ma un rito collettivo. Anche chi lo critica in fondo ci si riconosce».

La serata delle cover come dialogo con la storia

Anche la scelta di Hit the Road Jack per la serata delle cover, durante la quale Sayf si esibirà sul palco dell’Ariston insieme ad Alex Britti e Mario Biondi, non è affatto casuale: «Amo l’idea di dialogare con chi ha fatto la storia della musica, senza cancellare il passato ma parlandoci ogni giorno. Un vero ponte tra epoche e stili che credo rispecchi la natura stessa del Festival».

Ed è certo un fatto che, al momento, nel colorato mosaico che è il Festival di Sanremo Sayf emerga come una delle voci più coerenti con lo spirito dell’edizione. Lo racconta di sé lui stesso, con disarmante semplicità: «Ok, io faccio canzoni, anche canzonette se vuoi, ma dentro ci metto quello che vivo. Sogno un mondo più tranquillo e più unito. Alla fine siamo tutti uguali, solo che ce lo dimentichiamo».

In questa semplicità consapevole Sayf si gioca la forza del suo debutto. Perché Sanremo, quando funziona davvero, non si limita a lanciare canzoni ma a raccontare inevitabilmente l’Italia che cambia e si muove. E Sayf, in questo racconto, sembra già sapere perfettamente dove si trova e perché è lì.


Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.