«Un’apertura straordinaria, nonché una celebrazione perfetta del Paese ospitante, l’italia, e dei Giochi». Così il The Guardian, questa mattina in prima pagina, ha definito in un articolo di colore particolarmente approfondito la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026, tenutasi ieri sera in quello che abbiamo riscoperto come lo Stadio Olimpico di Milano, lo storico ed ineguagliabile Stadio San Siro, in un incredibile teatro di emozioni, cultura e spettacolo. Ed io, stavolta, al The Guardian non posso che dar pienamente ragione.
In una meravigliosa cornice costruita su armonia, arte e senso di appartenenza, la serata ha narrato una storia collettiva fortemente radicata sui principi del nostro Bel Paese. Con innumerevoli quadri capaci di rendere onore a una grande nazione, colorata e aperta al mondo. In uno spettacolo a cinque stelle durante il quale ogni momento ha rappresentato un significato tanto simbolico quanto poetico.
Armonia italiana: l’introduzione scenografica
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali 2026 ha subito catapultato gli spettatori in universo a sé stante, anche grazie ad un’immersione profonda nelle immagini storiche, culturali e artistiche che più rappresentano il Paese nonché il meglio del nostro Made in Italy.
Dagli innevati picchi delle Dolomiti sino alle strade di Milano, anche grazie alla prima inaugurazione diffusa della storia si è poi passati al profluvio di laboratori artigianali tipici del nostro piccolo grande mondo e con essi alle nostre più grandi icone culturali. Tutto ci ha accompagnati per mano, e da vicino, ad uno spettacolo esperienziale capace di toccare il cuore di ognuno, con proiezioni su maxi schermo ad esaltare ogni coreografia in un abbraccio di luci dato da scenografie studiate nel dettaglio, con la più vera sublimazione del grande Meazza stesso.
Danzatori da ogni dove e performer internazionali hanno trasformato lo Stadio Olimpico di San Siro in un quadro vivente, gioioso e ricco di spunti, come solo la grande cultura italiana avrebbe mai permesso di fare. Maschere giganti hanno richiamato i più grandi musicisti e compositori del nostro tempo, da Giuseppe Verdi a Giacomo Puccini sino a Gioacchino Rossini, in un abbraccio tra musica, storia e mito, forse poco avvicinabile per il grande pubblico internazionale, talvolta meno avvezzo alla profonda scoperta della cultura italiana più pura ma attratto dai cliché che in ogni modo fanno comunque parte di ognuno di noi, eppure, rappresentazione capace di ricordare all’audience globale della lunga tradizione italiana e da vicino. Pierfrancesco Favino ha recitato Leopardi, Brenda Lodigiani ha messo in scena uno sketch sul nostro tipico gesticolare con le mani in ogni momento della giornata.
E poi il vero effetto wow, con il quadro che ha dipinto di creatività lo Stadio Olimpico grazie ai richiami alla classicità di Antonio Canova attraverso fluidi movimenti e danze commoventi, impreziositi da tubi di colore scenici che hanno sprigionato meraviglia ed allegria al contempo, con filamenti di colore rosso, bianco e verde oltre alla danzante sfilata di Moke, di quadri celebri divenuti letteralmente viventi e di simboli incredibilmente vicini alla nostra Italia in una parata che ha davvero unito tutti.
Le proiezioni sui maxi schermi e i giochi di luce hanno tracciato un percorso narrativo che ha subito portato il pubblico nel cuore della tradizione artistica italiana. Non ci saremmo mai aspettati uno spettacolo di così alto livello, invece ancora una volta l’Italia ci ha sopreso. Come fa spesso, pur senza proclama.
Milano-Cortina 2026: Mattarella apre i Giochi
A dar ufficialmente il via alleOlimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 è stato però il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da una grande ovazione. Al suo fianco la Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Kirsty Coventry, che ha portato i saluti dell’Olympic Movement sottolineando l’importanza dei valori di coraggio, rispetto e fair play che accomunano atleti e spettatori da tutto il mondo.
Tra i momenti più entusiasmanti nella cerimonia la parata delle delegazioni, che mi ha fatta particolarmente riflettere sulla bellezza del mondo. Con una vera e propria sfilata diffusa, tra Milano, Cortina, Livigno e Predazzo, le nazioni, accompagnate da team e atleti, si sono così presentate varcando dapprima il luminoso arco ideato nel cuore dello Stadio San Siro e solo successivamente, in collegamento, quelli delle passerelle dalle altre città coinvolte per l’occasione. Un momento di unità globale di rara bellezza che mi ha profondamente commossa soprattutto per la capacità di creare un mosaico visivo entusiasmante, corredato da bandiere e costumi da ogni angolo del pianeta e dal medesimo entusiasmo di tutti gli sportivi coinvolti. Emozionati, eccitati, felici, sicuramente orgogliosi di essere arrivati fin lì, di mostrare al mondo il proprio sorriso, vestendo i colori del proprio Paese in nome di uno sport che per loro continua ad essere Vita.
Penultimi a sfilare i Francesi, in segno di riconoscimento per l’organizzazione delle ultime Olimpiadi, seguiti in chiusura dalla delegazione italiana, accolta tra gli applausi più intensi e guidata da quattro portabandiera di eccezione: Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone e Amos Mosaner. Che orgoglio vederli sfilare con la forza di una squadra unita eppure la rappresentanza di discipline invernali così diverse tra loro.
Di particolare rilevanza anche le divise della squadra italiana, firmate da EA7 Emporio Armani. Personalmente avrei preferito qualcosa di più creativo, di più colorato. Ma probabilmente l’eleganza che ha contraddistinto i nostri atleti, già abbracciati da mille colori tutt’attorno, ha permesso loro di brillare proprio grazie alle divise indossate, ben più sobrie di come avrei mai immaginato.
Quadri poetici tra parole di pace e cultura
Di estremo spessore anche l’esibizione di Laura Pausini, vestita di un meraviglioso abito nero d’alta moda, con perle luminose, firmato Armani.

«Laura Pausini indossa un Giorgio Armani Privé, e anche questo gesto è carico di significato. Arriva dopo il tributo allo stilista, scomparso lo scorso settembre: una collezione parata d’abiti italiani creati da Giorgio Armani che culmina con Vittoria Ceretti che sfila tendendo tra le mani la bandiera italiana. Armani, come Pausini, è un nome che ha reso l’Italia riconoscibile nel mondo. Un dialogo silenzioso tra due icone, che si incontrano sul terreno comune dell’armonia», scrive Vogue. E chi sono io per dar loro torto?
In pieno equilibrio con il tema del quadro, come già detto ispirato proprio all’Armonia, Laura Pausini ha dato voce all’Inno di Mameli raggiungendo l’apice di uno dei momenti più intensi della serata. Grazie ad un’esecuzione composta, armonica ed estremamente sentita, ha trasformato lo Stadio Olimpico in un cuore orgoglioso.
«La sua interpretazione è stata volutamente più dolce, armoniosa: non un inno gridato, ma un inno condiviso. Non a caso, il tema portante dell’intera cerimonia è proprio Armonia, ed è attorno a questa parola che si costruisce uno dei momenti più solenni e significativi della serata all’interno dello Stadio San Siro. Milano e Cortina si uniscono idealmente grazie a un coro che canta in diretta dalle montagne innevate, avvolto in mantelle bianche impreziosite dal tricolore, disegnate da Massimo Cantini Parrini. Un quadro solenne, profondamente culturale, che restituisce all’inno la sua dimensione più intima ma al tempo stesso universale», aggiunge Vogue, che non posso che citare.
Oltre a Laura Pausini, Andrea Bocelli ha portato a San Siro la sua dimensione lirica, mentre Mariah Carey ha restituito alla cerimonia una dimensione veramente globale.

A riprendersi la scena anche Sabrina Impacciatore, grande attrice italiana ormai amatissima anche ad Hollywood, che con una routine di danza di circa sei minuti ha omaggiato la storia dei Giochi Invernali con intensità e talento scenico, celebrando al contempo l’energia e l’originalità del panorama artistico italiano.
La cerimonia non ha dimenticato nemmeno Raffaella Carrà, grazie ad una esibizione corale su un medley delle sue più celebri canzoni.
Sul finire della cerimonia piccolo spazio riservato a Ghali, che recitando una poesia di Gianni Rodari, Promemoria, ha rappresentato forse il punto di contatto più evidente tra generazioni e linguaggi. La sua presenza ha portato sul palco un’Italia contemporanea, capace di usare la parola e la musica come veri strumenti di inclusione. Un passaggio che ha parlato soprattutto ai più giovani ma non solo, trovando spazio naturale all’interno del racconto.
Un peccato non aver inquadrato l’Artista debitamente, riservandogli soltanto panoramiche dall’alto, senza alcuna presentazione. Ciò che davvero conta, però, è l’effetto dirompente che lo stesso Ghali è riuscito a creare. Oggi, a distanza di meno di 24 ore dalla cerimonia andata in onda su Rai 1, si parla soprattutto di lui. E questo non può fare che bene, perché significa che il suo messaggio di Pace ha scosso davvero tutti.
Così come lo hanno fatto le parole di Charlize Theron, che con una lettera al mondo ha superato le barriere linguistiche per trasmettere a sua volta un messaggio di condiviosione, unità e speranza.
Malagò: il senso dell’orgoglio comunitario
Ad emozionare anche le parole di Giovanni Malagò, Presidente della Fondazione Milano‑Cortina, che ha sottolineato la straordinaria collaborazione tra istituzioni, città e comunità italiane per realizzare il grande evento. Le sue parole hanno evocato un profondo senso di orgoglio collettivo, esprimendo quanto fosse significativo vedere l’Italia ospitare il mondo con tanta dignità e talento.
L’accensione dei bracieri: simboli di unità e continuità
Per concludere in bellezza, l’accensione dei due bracieri olimpici, entrambi illuminati simultaneamente per la prima volta nella storia dei Giochi Invernali.

A Milano, sotto l’imponente Arco della Pace — simbolo di dialogo tra i popoli — la fiamma è stata portata da grandi leggende dello sport come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni. A Cortina d’Ampezzo, tra le maestose Dolomiti, è stato invece Gustav Thöni a passare la torcia alla campionessa Sofia Goggia, che ha acceso il braciere con orgoglio e determinazione, cinque cerimonie dopo aver illuminato il suo cammino olimpico in pista.
Un messaggio di bellezza, inclusione e orgoglio
La cerimonia di apertura di Milano‑Cortina 2026 ha così raccontato al mondo una visione dell’Italia profonda, multiforme e armoniosa, capace di trasformare lo spettacolo in simbolo, l’arte in narrazione emotiva e lo sport in vero linguaggio universale.
Certo, ci sono state delle mancanze. Cose che non mi sono piaciute, come ad esempio i fischi alla delegazione di Israele oppure gli errori strutturali importanti e difficilmente perdonabili ai professionisti della tv pubblica, che hanno accompagnato gli spettatori in una telecronaca della Cerimonia d’Apertura troppo opulenta.
Triste anche il fatto che la Fondazione Milano Cortina abbia reso quasi inarrivabili i costi dei biglietti per assistere, in diretta da San Siro, alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Dopotutto, sarebbe stato molto più bello vedere gli spalti vibrare di emozioni vere, le emozioni del popolo, della gente. Non soltanto degli invitati ai quali è stato regalato un biglietto.
Oggi però vorrei solo soffermarmi sul bello. Su quanto mi abbia fatto bene assistere a cotanta Bellezza ieri. Troppo spesso noi per primi affondiamo il grande Paese nel quale siamo nati e continuiamo a crescere. In tal senso, per me ieri è stato un vero orgoglio sentirmi Italiana, come sempre, e forse addirittura un po’ di più.

Una cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 che ci ha resi grandi agli occhi del mondo. E che attraverso musica, danza, parole e luce è riuscita ad unire tutti, almeno per qualche ora, in un teatro carico di sentimenti tra Unità e Rispetto. Ricordando ad ognuno di noi che ci sono cose da non fare mai, né per mare, né per terra. Nemmeno in gara. Nemmeno nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, la guerra.
Un’emozione senza fine regalata a milioni di spettatori in un crescendo unico e condiviso. E ancora una volta senza confini.
Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo
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