Al Festival di Sanremo 2026, Mara Sattei torna protagonista con Riflessi, un brano che segna una nuova tappa della sua maturità artistica e personale. Dopo l’esperienza del 2023, la cantautrice romana rientra all’Ariston con uno sguardo diverso, più consapevole, e una cifra stilistica che unisce pop contemporaneo e scrittura intimista.
Nel teatro che consacra e mette a nudo, Mara Sattei sceglie la strada più difficile: quella dell’autenticità. E svela che la canzone è dedicata al suo futuro marito.
«Sanremo è lo specchio: ti restituisce quello che sei»
L’emozione è palpabile eppure composta. Mara Sattei non alza mai la voce. Non cerca effetti speciali ma affida tutto alle parole: «Sanremo è lo specchio», racconta. «Ti restituisce esattamente quello che sei in quel momento. Io oggi sono più fragile ma anche più forte. Porto sul palco la mia verità, senza maschere».
Il titolo del brano non è casuale. Riflessi nasce proprio dall’idea dello specchio come metafora del giudizio e dell’identità: «Ho scritto questa canzone in un periodo in cui avevo bisogno di perdonarmi», confida. «Mi guardavo e non mi riconoscevo più. Parla di accettare le proprie imperfezioni».
Poi aggiunge un dettaglio che ne amplia la lettura: «È dedicata al mio futuro marito. Nei suoi occhi non ho più paura dei miei riflessi. È la persona che mi ha insegnato ad accettarmi senza chiedermi di cambiare».
Non una dichiarazione romantica da copertina ma un racconto misurato e coerente con la sua cifra stilistica. «Non mi ha salvata», precisa. «Mi ha accompagnata. L’amore vero è questo: scegliere di restare anche quando non sei perfetta».
L’evoluzione artistica di Mara Sattei: dalla scena urban al palco dell’Ariston
La traiettoria di Mara Sattei è una delle più interessanti della nuova scena pop italiana. Cresciuta tra sperimentazione urban e collaborazioni di peso, ha saputo trasformare la sua identità sonora in un progetto coerente e riconoscibile.
«Non rinnego nulla del mio percorso», sottolinea. «La parte urban mi ha insegnato la libertà. Sanremo mi ha insegnato la disciplina. Oggi metto insieme entrambe».
All’Ariston 2026 la ritroviamo certamente più sofisticata, con un look curato nel dettaglio, impreziosito da palette scure e pochi orpelli. Una scelta che riflette anche il suo brano in gara: «Ho voluto che tutto fosse coerente con il messaggio. Meno rumore, più sostanza».
Nel crescendo finale del pezzo, che presto potrete ascoltare anche voi, la tensione emotiva si scioglie in una dichiarazione di consapevolezza. «Quel punto del brano è stato il più difficile da scrivere», racconta. «È il momento in cui smetto di combattermi. Ho pianto molto in studio».
«La gara? È secondaria. Conta restare»
Chi conosce il Festival sa che ogni edizione costruisce e distrugge narrazioni in poche ore. E in tal senso Mara Sattei sembra averlo compreso a pieno: «La gara è secondaria», afferma con lucidità. «Conta restare. Restare nelle playlist, certo, ma soprattutto nel cuore delle persone. Non voglio vincere a tutti i costi, voglio che questa canzone abbia una vita lunga».
Parole che rivelano una visione matura del sistema Sanremo, in un microcosmo che non si regge solo sulla mera competizione ma piuttosto su di una piattaforma culturale e mediatica capace di ridefinire intere carriere, e generazioni. Nel 2026, con un mercato discografico sempre più veloce, la permanenza è dopotutto la vera sfida.
«Se anche una sola persona si sentirà meno sola ascoltando Riflessi, allora avrò fatto centro», aggiunge. «Per me il successo è questo».
Il rapporto con il pubblico e i social
Il suo pubblico, giovane e fidelizzato, la sostiene con una presenza costante online. E lei non si sottrae.
«I social sono una lente potentissima», spiega. «Possono deformare, ma possono anche avvicinare. Io cerco di usarli per raccontare il processo, non solo il risultato».
Durante la settimana sanremese, ogni dettaglio viene amplificato ma Mara Sattei resta concentrata sul live. «Alla fine conta quel momento lì. Tre minuti. Se arrivi al cuore, hai vinto».
E sulla serata delle cover, durante la quale duetterà con Mecna intepretando L’ultimo bacio di Carmen Consoli, l’Artista mantiene ancora un velo di riserbo, ma lascia trapelare un indizio: «Sarà un grande omaggio alla musica italiana che mi ha fatto innamorare. Una scelta di pancia».
Conoscendo la sua sensibilità, c’è da aspettarsi un arrangiamento intenso, magari riletto in chiave contemporanea.
Sanremo 2026 e il futuro
Anche se il Festival di Sanremo è ormai alle porte, Sattei guarda già oltre l’Ariston. «Sanremo è un capitolo, non il libro intero», dice con un sorriso. «Dopo voglio tornare a scrivere, viaggiare, sperimentare. Non voglio certo sedermi».
Il Festival di Sanremo 2026 si conferma così laboratorio e rito collettivo, ma anche crocevia personale. E mentre l’Ariston la applaude, resta una frase che sintetizza tutto: «Portare qui la mia fragilità è un atto di coraggio. Ma è l’unico modo che conosco per essere vera».
Nel teatro dove ogni nota pesa, Mara Sattei sceglie il coraggio della semplicità. E a Sanremo, spesso, è proprio questa la vera rivoluzione.
Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo
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