Bologna smette i panni rassicuranti della città colta e accogliente per mostrarsi in una veste più cruda, segnata da crepe profonde e verità scomode. Il respiro del faggio, romanzo d’esordio di Fabio Rodda, si inserisce nel panorama del noir italiano con una voce netta, capace di indagare non solo un delitto ma le tensioni sociali e familiari soprattutto, come quelle che attraversano il presente.
Bologna noir: una città tra portici, segreti e contraddizioni
Lontana dall’immaginario turistico, la Bologna delineata da Rodda assume contorni più inquieti. I portici diventano passaggi ombrosi, le osterie luoghi di confine, le periferie scenari di fragilità e marginalità.
La città si trasforma in un organismo complesso all’interno del quale ogni equilibrio appare precario. Le illusioni di benessere e apertura culturale lasciano spazio a una dimensione più stratificata, fatta di silenzi, tensioni e identità sospese. Anche la trama del romanzo rispecchia il noir più puro. Tutto parte infatti da una benestante signora anziana ritrovata brutalmente uccisa nel proprio appartamento, senza evidenti segni di colluttazione. Nello stesso momento entra in scena però Mihai, giovane di origine straniera, che perde a sua volta la vita precipitando da un ponteggio in periferia.
Le prime ricostruzioni seguono percorsi certo prevedibili, come da una parte quella di un figlio in fuga da una clinica psichiatrica e dall’altra quella di un mero incidente sul lavoro. Sarà però una lettura semplice, intrigante e capace di farsi quasi automatica a svelarci cosa stia accadendo davvero, grazie a preziosi dettagli capaci di arricchire il racconto.
Due investigatori e due sguardi: Petrella e Rotari
Protagonisti del noir il sovrintendente capo Antonio Petrella, che si muove tra disillusione e memoria anche a seguito di un turbolento passato nella Genova del G8. Il suo metodo scava nei contesti più opachi, tra ambienti borghesi e relazioni ambigue.
Accanto a lui però anche Vera Rotari, che percorre tutt’altra traiettoria. Radici moldave e identità italiana costruiscono per lei uno sguardo doppio, capace di attraversare mondi diversi. La sua indagine segue così le tracce di Mihai, dai cantieri alle bische romagnole, lungo una linea che intreccia marginalità e sopravvivenza.
Le due piste e i due racconti procedono paralleli ma il loro incontro appare inevitabile. Senza che il lettore se lo aspetti, un legame pregresso unisce Petrella e Rotari: lui, poliziotto agli inizi; lei, adolescente alle prese con documenti da rinnovare. Il passato riaffiora all’improvviso e con forza, influenzando scelte e percezioni. L’indagine si trasforma così in un percorso più profondo, dove la ricerca della verità si intreccia con identità, memoria e possibilità di cambiamento.
Fabio Rodda: la penna all’esordio per il noir italiano
Fabio Rodda, classe 1977, formazione filosofica e lunga esperienza editoriale come lettore e ghostwriter, con Il respiro del faggio firma un debutto solido e consapevole. La sua scrittura privilegia certo il realismo, evitando artifici e puntando su una costruzione narrativa essenziale ma al contempo incisiva. Il risultato prende forma come un noir che supera i confini del genere, offrendo una riflessione decisamente lucida sulla contemporaneità. Le dinamiche sociali, le fratture urbane e le traiettorie individuali si intrecciano in un racconto che mantiene alte tensione e profondità.
Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo
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