Santa Maria Maggiore, Piedmont

Ogni tanto ne hai bisogno, di lasciare tutto e partire. Di mettere qualche cosa, giusto lo stretto indispensabile, nello zaino, e di tirare la zip, chiudere la cerniera così come allo stesso tempo allontani i cattivi pensieri, liberando la mente e salendo su un treno che ti porta chissà dove.

Quando poi la meta la conosci, o per lo meno sai quanto tu ne abbia sentito parlare, e quando soprattutto sai per certo che le montagne saranno lì ad attenderti, a confine col cielo e con l’infinito, allora nulla può più rattristarti. Almeno questo è quello che è strettamente capitato a me, qualche mattino fa, quando uno dei miei più cari amici ha deciso di aprirmi le porte di casa, adottandomi per una tre giorni tanto speciale quanto rigenerante.

Santa Maria Maggiore, vicinissima a Domodossola e in provincia di Verbania (che, ho scoperto, in realtà non esista ma sia l’agglomerato di tre piccole zone: Verbano, Cusio, Ossola). È il centro più importante della Val Vigezzo, nell’apice Settentrionale del Piemonte, tra il Canton Ticino e il Lago Maggiore, a pochissimi minuti d’auto dalla Svizzera. 1200 abitanti o poco più, tra cui la famiglia che ci ha ospitati, coccolandoci con tanto affetto e Torte Margherita prelibate soprattutto.

Son arrivata in treno, da Milano a Domodossola, con un regionale veramente economico (10,80 € in seconda classe) e anche per questo ancor più comodo del previsto. Da lì mi son poi spostata in macchina, ma anche la Vigezzina sarebbe una buona soluzione per chi non volesse portar sui monti la propria quattro ruote. La “Vigezzina” – un piccolo trenino panoramico che collega tutta la Val Vigezzo alla Svizzera, portando fino a Locarno – sa di pino, di bosco innevato ed avventura. E concede un breve viaggio in costa che permette di godere di un panorama incredibile, soprattutto se con un pizzico di fortuna ci si ritrova poi immersi in una gustosa giornata di sole, col cielo tanto azzurro da sembrar colorato a tempera.
In meno di due ore intravedo le Alpi, e già mi sento più leggera. Non c’è ancora la neve quest’anno, ma arriverà – dicono.

A Santa Maria Maggiore c’era festa. Tre giorni di Mercatini Natalizi, quasi 200 banchetti in tutto, capaci di colorare e rallegrare le vie del centro con oggettistica la più particolare, ma anche con prelibatezze invitanti e fatte in casa. Non mancavano i salumi, grandi presenti i cioccolati, o il pan di zenzero, o le marmellate. Poi le cose tipiche da montagna: polenta, spezzatino, salsicce e grigliate, buon vino e grappe in abbondanza.

A proposito di grappe, ne ho assaggiate diverse, fra cui una al miele. Sembrava quasi stessi per bere oro, e anche il gusto ci somigliava. Dolcissima ma non troppo, gradazione alcolica nella media, dal gusto delicato.

E poi gli Alpini, che oltre a cantare cucinavano per tutti. Ho scoperto nel Vigezzo esista una cosa chiamata Runditt ma – a seconda dei dialetti – anche Stinchett o Amiasc. Si tratta di una sfoglia sottilissima, di grano saraceno, spennellata di burro d’Alpe cotto, e sale. Squisita, inutile dirlo. E nonostante tutto, molto leggera. Il burro per porzione è poco, ma dal gusto presente. Una prelibatezza non troppo calorica, da assaggiare.

Ho registrato un video, mentre le donne del posto la preparavano. Ve lo posto qui sotto perchè, come me, rimaniate rapiti dalla magia di questo piatto.

 

La giornata è allora trascorsa veloce, in amicizia tra chiacchiere, nuovi incontri e nuove scoperte, e tanto cibo buono. Passando in una delle vie principali di Santa Maria Maggiore, sono due le cose che più mi hanno colpita: l’albero di Natale, enorme ma elegante – e una quantità indefinita di sculture longilinee in metallo o ferro battuto, sui tetti delle case.

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E allora Manuél mi ha spiegato. Mi ha detto che ogni anno, proprio lì, a Santa Maria Maggiore, arrivano spazzacamino da ogni dove. Da tutto il mondo, per davvero. Quattro giorni, solitamente agli inizi di Settembre, in cui gente buffa e sorridente si raduna in questo piccolo cuore della Val Vigezzo, per pulire i camini e per salire – come da tradizione – sul tetto del Municipio.

“Li vedi tutti neri in viso, sporchi di carbone ma sorridenti” mi dice Manuél. “Incontri persone di ogni nazionalità, e per pochi giorni all’anno questa diventa a tutti gli effetti una meta internazionale. Una cosa bellissima ed indescrivibile, perchè hai la possibilità di confrontarti con culture diversissime dalla tua. E ti accorgi subito che il mondo è bello perchè vario! Verso sera, gli spazzacamino con le loro mogli, li vedi accovacciarsi a terra. A volte si addormentano così, all’aperto, per la stanchezza. E aspettano che faccia buio, sonnecchiando”.

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Santa Maria Maggiore mi è rimasta nel cuore, così come le persone che lì ho conosciuto. Gente genuina, dalla generosità grande, come con me tanto accogliente è stata la famiglia che in quei giorni mi ha ospitata.

Ancora grazie a Manuél, al suo papà, a sua sorella, alla sua zia e a suo zio, a tutti coloro che hanno reso questo viaggio – breve ma intensissimo – tanto tanto speciale.

A Santa Maria Maggiore non vedo l’ora di tornare. Affinchè, tra le altre cose, lì possa scoprire tutto ciò che in questa “toccata e fuga” non ho avuto stavolta modo di approfondire.

 

 

 

unnamedPer maggiori info su Santa Maria Maggiore e la splendida Valle Vigezzo potete cliccare qui: http://www.vallevigezzo.eu

 

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