Nella giornata di ieri ho aperto Instagram e mi sono improvvisamente imbattuta in copiose lacrime da trattenere poiché in pubblico. Sì, perché quasi per caso, mentre ero in attesa in ufficio, mi è comparso nel feed l’ultimo post di Benedetta Rossi, nota cuoca di origine marchigiana ad oggi tra i volti più celebri della cucina italiana.
Con il marito Marco, in un sorridente scatto tra i banchi di un aeroporto, annunciava di essere in partenza per il suo viaggio più bello: quello che li porterà a divenire genitori, tramite l’adozione di due sorelline. “Valigie pronte, passaporti in mano e il cuore che batte a mille. Abbiamo sempre viaggiato tanto insieme, in viaggio ci siamo innamorati, abbiamo imparato a conoscerci e ci siamo addirittura sposati. Oggi partiamo per il viaggio che stavamo aspettando da tanto, quello più lungo, emozionante e meraviglioso di sempre. Questa volta la destinazione non è solo un luogo geografico ma è la speranza di un nuovo inizio” ha esordito Benedetta Rossi online.
Ed ecco che la mia emotività ha preso il sopravvento. Mi sono immedesimata nella felicità, nell’adrenalina, nella gioia, probabilmente anche nell’ansia e nella preoccupazione che una coppia di sposi non più giovanissima (Benedetta Rossi ha 53 anni, il marito Marco 54) può provare nell’avere la consapevolezza di poter finalmente allargare la famiglia dopo tanti anni di desiderio genitoriale irrisolto. Che poi è strano, in effetti. Perché ciò che possiamo immaginare, immedesimandoci nei nostri due protagonisti in questione, è certo tutto tranne ciò che staranno davvero vivendo loro in prima persona; è immaginazione, per l’appunto, sicuramente condita da nostre emozioni personali. Dunque ciò che staranno davvero vivendo in queste ore Benedetta e Marco, mi pare ovvio, lo sanno certamente solo loro.
Pensavo però che fosse gioia comune venire a consocenza del fatto che Benedetta Rossi e il marito diverranno presto genitori. La coppia ha infatti accennato, e con l’ausilio di parole di assoluta eleganza e delicatezza, al lungo percorso che li ha condotti fino a qui: “Oggi partiamo per il viaggio che stavamo aspettando da tanto, quello più lungo, emozionante e meraviglioso di sempre. Questa volta la destinazione non è solo un luogo geografico ma è la speranza di un nuovo inizio. Partiamo per completare il puzzle della nostra vita con due anime, due sorelline che il destino ha intrecciato alle nostre storie e che finalmente stiamo per stringere a noi. È stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzi e speranze. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore. Abbiamo imparato ad aspettare con una pazienza che non sapevamo di avere e siamo riusciti a proteggere un sogno che oggi è a un passo dal diventare realtà. Non è stato semplice, ma è stato il nostro modo per diventare mamma e papà”.
Hanno poi aggiunto: “Dovremo affrontare ancora dei passaggi formali ma delicati e poi mancheranno solo gli ultimi passi, quelli più importanti, che richiederanno ogni grammo della nostra presenza, del nostro amore e della nostra attenzione”.
Un messaggio libero, puro, zeppo d’amore e anche di tatto che mi ha profondamente commossa e che mi ha inondata di gioia. Perché io sono così: gioisco per la felicità altrui. Sono grata della bellezza del mondo e delle anime che lo popolano e non potrei essere più contenta che di scoprire che qualcuno, anche a me sconosciuto come in questo caso perché di fatto Benedetta e Marco li avvicino soltanto tramite gli schermi di un televisore o di uno smartphone, riesca a tutti gli effetti a realizzare uno dei suoi sogni più grandi.
Ho quindi dato per scontato che per almeno una volta fossimo tutti d’accordo. D’accordo sul fatto che esistano notizie che, per loro stessa natura, arrivano nelle nostre giornate con la medesima delicatezza con cui si accoglie qualcosa di prezioso, che non appartiene soltanto a chi lo vive ma che porta con sé un significato profondamente umano.
Evidentemente mi sbagliavo.
Ancora una volta, il meccanismo dei social network ha mostrato il suo lato più amaro. Nel giro di poche ore, accanto ai messaggi di affetto e alle congratulazioni sono comparsi commenti che hanno spostato completamente il centro della vicenda, trasformando una notizia meravigliosa in una becera lista di offese travestite da ‘opinioni personali’ che non hanno lasciato sconti a nessuno. Si è gridato al privilegio della coppia, al patrimonio economico di Marco e Benedetta, anche alle presunte facilitazioni che, secondo alcuni, avrebbero reso possibile questa loro scelta. Poi si è passati al viaggio, sostenendo che non sia lecito adottare bambini stranieri o, addirittura, alla scelta dell’adozione quando avrebbero potuto optare per soluzioni alternative.
E lì non ci ho più visto. Sebbene i giornalisti debbano mantenere integrità ed equilibrio per professione, concedetemelo, ogni tanto la pazienza la perdo anche io. E oggi ho voluto scriverne di proposito perché certi imbecilli sul web non li sopporto più.
Ciò che mi domando ogni giorno è cosa spinga davvero queste persone a popolare il mondo del web (così come quello reale, ahinoi) alimentandolo di ignoranza, cattiveria e negatività.
Il problema non verte soltanto sul nascondersi dietro la tanto conclamata libertà di espressione ma, fatto ancor più grave, sul modo in cui molte opinioni vengono costruite: senza alcuna conoscenza, senza informazioni e senza quella necessaria prudenza che dovrebbe sempre accompagnare ogni giudizio espresso sulla vita privata di persone che, per quanto conosciute, restano giustamente protette da una privata dimensione personale.
Di Benedetta Rossi e Marco non conosciamo alcun dettaglio. Loro per primi hanno evitato di aggiungere elementi privati sull’iter che li ha portati sino a qui oggi, sottolineando inoltre: “Saremo noi, a tempo debito e quando saremo pronti, a condividere con voi il racconto di questa meravigliosa avventura. Fino ad allora vi chiediamo comprensione e vi ringraziamo per l’affetto immenso che ci dimostrate sempre e per il rispetto che avrete di questo spazio privato che vogliamo proteggere” a conclusione del post.
Non abbiamo giustamente alcuna informazione in merito alle montagne russe che hanno dovuto affrontare per arrivare sino a qui. Non conosciamo i pensieri che hanno accompagnato i loro momenti più privati e forse bui, non sappiamo nulla delle difficoltà affrontate, tanto meno delle valutazioni compiute e di tutto ciò che inevitabilmente fa parte di una scelta così importante. Conosciamo soltanto ciò che hanno deciso di raccontare pubblicamente, ovvero la volontà di allargare la propria famiglia accogliendo due bambine.
Tutto il resto non ci appartiene. Non lo sappiamo ed è corretto che sia così, che se poi così non fosse, se anche avessimo tutte le informazioni necessarie per poter comprendere e conoscere tutto fino in fondo, non avremmo comunque alcun diritto di sputare odio online. Ma questo non l’abbiamo ancora capito. Non l’abbiamo ancora dannatamente compreso. Anzi, non l’hanno. Perché sono certa di non essere così io per prima, e che non siate così nemmeno voi. Non tutti, per lo meno.
Allora perché tanta cattiveria, tanto odio e tanta superficialità nelle reazioni che leggiamo ogni giorno online? Una delle ferite più profonde della nostra società contemporanea nasce proprio dall’incapacità di accettare una realtà tanto semplice quanto scomoda: non tutto ciò che viene condiviso pubblicamente diventa automaticamente un territorio sul quale chiunque può entrare, analizzare, giudicare e pretendere spiegazioni.
Viviamo in un’epoca nella quale molte persone sembrano aver smarrito la consapevolezza dei propri limiti, convinte che ogni opinione personale abbia lo stesso valore di un fatto e che la propria percezione della realtà coincida necessariamente con la verità. Il problema, tuttavia, non è l’avere un pensiero diverso, perché il confronto rappresenta una parte fondamentale di una società libera e democratica, ma bensì la convinzione sempre più diffusa di possedere una certezza assoluta anche quando mancano completamente gli elementi per formulare un giudizio.
La possibilità di esprimersi immediatamente ha creato l’illusione che ogni opinione sia automaticamente autorevole, mentre spesso dietro molte reazioni aggressive non esiste conoscenza ma soltanto ignoranza, convinzione, pregiudizio e la necessità di imporre il proprio punto di vista sugli altri.
La vicenda di Benedetta Rossi racconta quindi qualcosa che va oltre Benedetta Rossi stessa. Racconta della perversa abitudine di cercare un colpevole anche quando davanti abbiamo una storia che parla semplicemente di famiglia, responsabilità e amore.
Ed ecco che torniamo al punto cruciale della vicenda. La meravigliosa opportunità di Benedetta Rossi e del marito Marco dà fastidio perché evidenzia le nostre mancanze. Tra queste, sottolinea il più grande male del nostro tempo: la difficoltà ad accettare che non sapere rappresenti una condizione normale e persino necessaria. E quando la presunzione di avere sempre la verità in mano arriva a stimolare il nostro ego lasciandoci indifferenti o addirittura soddisfatti dell’odio che abbiamo deciso di riversare online, andando addirittura a coinvolgere scelte intime e delicate come quelle di una famiglia, ecco allora che il big bang è pronto ad esplodere e il rischio è ancora più grande. Smettiamo di comprendere la realtà delle cose, ci distacchiamo dalla razionalità e dalla logica, e trasformiamo le persone in bersagli sui quali riversare i nostri giudizi, le nostre piccolezze, le nostre mancanze, le nostre ferite.
Forse il gesto più rivoluzionario, oggi, sarebbe dunque tornare a fare una cosa apparentemente scontata: imparare a gioire per il bene altrui senza sentirsi immediatamente obbligati a demolirlo.
Perché mentre alcuni scelgono di utilizzare il proprio tempo per cercare difetti, attribuire colpe e costruire giudizi su ciò che non conoscono, Benedetta Rossi e suo marito hanno scelto di raccontare il viaggio più bello e importante di sempre. Quello di una famiglia che nasce, cresce e si trasforma. Ed è questa la sola parte della storia che dovrebbe davvero restare.
Scopri di più da Claudia Cabrini - Giornalista di Viaggi e Spettacolo
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